»L'antro di nonna Ggggì » Alma&Kanda VR

×NonnaGgggì:

Nome: Giulia
Nick-name: NonnaGgggì, Gì, Malefica, (quellochetipare v_v)
Data di nascita: 21.09
Data di iscrizione a BlogFree: 1.2.2009, 00:20
Segno Zodiacale: Vergine
Città Natale: Roma
Dove ti trovi in questo momento? Col sedere sulla sedia davanti al pc, a fingere di studiare u__ù
Che fai nella vita?: Oltre a scrivere boiate? Ipoteticamente studierei, ma diciamo che la mia attività principale è il cazzeggio
Segni particolari: Mi chiamano "LaMalefica" (tutto attaccato, per giunta!), direi che ho una gran perfidia radicata nell'animo, vale? Comunque sono profondamente svampita, oltre ad essere Malefica, il che potrebbe essere un bel problema.

×Behavioural File:

Lei è una persona molto particolare -non che le sue vocine lo siano di meno anzi anche loro vorrebbero il loro spaziettino-, tanto che nelle sue presentazioni tende a parlare in terza persona...
Bisognerebbe limitarla, dato che è profondamente prolissa e loquace -quando comincia a parlare la può fermare solo un proiettile in fronte-, pertanto bisognerà riassumere qualcosa di lei.
Ama scrivere, scrive a oltranza, basta lasciarle un pezzo di carta e scrive. Non ha nemmeno bisogno della penna, quindi attenti ai fogli di carta lasciati da soli.
Che scrive, chiedete voi? Scrive. Non è importante quello che scriva. In compenso ha un mucchio di storie in cantiere, tante, davvero tante, peccato che poi si stufi di scriverle e restino sospese.
Ha omesso di dire che che però è piuttosto sadica e si diverte a passare i pomeriggi a torturare i suoi poveri personaggi o i personaggi di altre povere personcine non-sempre-innocenti.
Da quanto tempo scrive? Oh, da secoli. Da quando si ricorda, in realtà, non è questo granché, eh, però è semidecente.
In compenso è campionessa regionale di fancazzismo, e detiene il record da anni oramai, seppure le avessero quasi strappato il record quando ha deciso di intraprendere la carriera universitaria... Ma ha stupito tutti con una grandissima performance di cazzeggio olimpionico.
È mostruosamente svogliata, tanto che si dimentica (o meglio non le passa nemmeno per la testa) di aggiornare per fino la tabella nella home del suo antro.
...E, beh, niente, magari ora che c'è pure il signor Dì qui con lei, stavolta, magari aggiornerà più spesso anche le sue storie

×Dìcchan:

Nome: Drew
Nick-name: Dìcchan, ___Di, __D. (insomma qualcosa con la Dì in mezzo)
Data di nascita: 19.09
Data di iscrizione a BlogFree: 26.5.2011, 21:15
Segno Zodiacale: Vergine
Città Natale: Newton
Dove ti trovi in questo momento? Sul pianeta Terra, precisamente a Pisa
Che fai nella vita?: Effettivamente insegno a tempo perso lingue e lettaratura, ma in realtà faccio il fratello apprensivo a tempo pieno ù__ù
Segni particolari: Mi chiamano "MaleficoDì" (anche per me, tutto attaccato, e con un numero variabile di Dì), è un buon segno particolare, sotto un certo punto di vista, certo non per tutti, magari i personaggi che torturo preferirebbero che fossi buono e coccoloso *O* ma, diciamocelo, "Dìccarinoeccoccoloso" non suona proprio bene v__v.
Meglio "MaleficoDì", no?


×Behavioural File:

Il nuovo acquisto dell'antro.
Probabilmente è la persona più prolissa del mondo [anche più prolisso di me!--nd Ggggì!]. Non riesce a scrivere storie brevi, e anche le sue one-shot contano una media di dodici pagine di file.
Legge molto, qualunque cosa, dalle opere di grandi filosofi a fumetti.
Fumetti... Beh, di fumetti, vale a dire comics e manga, ne ha davvero tanti, tutti quelli che sono usciti in America, Italia, probabilmente tutti quelli che sono usciti nel mondo.
Forse è per questo che è così strano, è cresciuto a pane e CLAMP, ed è stato piuttosto deleterio visto che ora massacra qualunque personaggio gli capiti tra le mani...
In compenso ha trovato una buona beta che lo costringe perfidamente ad aggiornare quasi assiduamente.
Avrà la sua vendetta? Probabilmente sì, costringerà Ggggì a postare presto v__v




NonnaGgggì
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    »L'antro di nonna Ggggì
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    By: NonnaGgggì
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    Mh... vuoi pubblicizzare il tuo forum/blog/portfolio? Vuoi chiedere l'affiliazione? Beh, puoi farlo qui!
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    B_NORM    
    view post Posted on 1/10/2010, 20:25 by: NonnaGgggìQuote

    =Ottavo Capitolo=



    Un bacio leggero sulla guancia mi svegliò nella frescura della mattina.
    Mossi in fretta le pinne nasali e mi voltai verso la finestra cercando di stiracchiarmi senza arrecare troppi danni alla mia persona.
    Glenn era seduto sul letto al mio fianco e mi accarezzava i capelli delicatamente. Sembrava stanco, forse non aveva dormito granché, aveva gli occhi rossi, irritati e le occhiaie profonde.
    Sorrisi. «‘Giorno».
    «Devi andare in bagno?» domandò sorridendo. «Avrai la vescica piena hai bevuto parecchio ieri sera e stanotte non ti sei mosso dal letto, forse dovresti andare in bagno...».
    «Fammi capire...» biascicai. «Stiamo parlando di urina?».
    Sbuffò. «Sì».
    «Glenn, non è molto sexy parlare di queste cose, sai?» bofonchiai ridacchiando ma un momento dopo tutto, e parlo di tutto il corpo, prese a dolermi, soprattutto il basso ventre.
    Lui sbuffò di nuovo si alzò e girò attorno al letto. Mi passò un braccio sotto le ginocchia e l’altro dietro le spalle e mi sollevò senza nemmeno fare un po’ di fatica. «Braccia attorno al collo.» sillabò.
    Io eseguii l’ordine per quanto mi fosse possibile e mi strinsi a lui.
    In due minuti ci ritrovammo nel bagno, mi aveva rimesso a terra proprio nelle vicinanze del water e mi teneva stretto a sé in modo tale da non farmi sforzare troppo la mia gamba malconcia.
    «Secondo te, io riesco a farla così?» brontolai.
    Il suo braccio che mi circondava il petto allentò appena un po‘ la presa. «Mh...» mugugnò senza dire altro.
    «Glenn, preferirei che tu non mi vedessi mentre faccio certe cose...» bofonchiai.
    Lui affondò la faccia nel mio collo e mi baciò delicatamente la gola. «Per me invece è medicalmente interessante... Pensa ai risvolti fisiologici di questa faccenda...».
    Restai in silenzio. «Si tratta di pipì, Glenn, non è una faccenda molto eccitante e mi fa anche fatica stare in piedi in questo momento, quindi, gentilmente, rendimi la vita più facile ed esci di qui!» ringhiai traballando.
    «Checca isterica!» ridacchiò lui sciogliendomi dal suo abbraccio.
    Appena la porta si era chiusa alle sue spalle, finalmente io e il mio dindolino fummo ben felici di liberarci da quanti? Sei litri e mezzo di urina?! Bah probabilmente no, ma qualcosa del genere.
    Cacciai un bel sospiro di sollievo e mi sedetti sul water. Non ce la facevo proprio a stare in piedi a fare certe cose con quella gamba maciullata.
    Erano passate già due settimane ma io ancora non mi ero rimesso in forze. Dormivo più di diciotto ore al giorno e le restanti sei ore le passavo o in ospedale sotto osservazione o a casa al letto a fare cruciverba e a riguardare la mia tesi di laurea.
    I primi giorni a casa sua furon...

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    Comments: 1 | Views: 68Last Post by: The Devil Clown ~ (2/10/2010, 21:57)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 11/9/2010, 14:34 by: NonnaGgggìQuote
    Capitolo Quarto»Parte Due»Warn!










    4.1»»Raven


    Azrahel non mi spinse nella doccia, restò lì, in piedi, fermo ad abbracciarmi.
    Stavo bene, finalmente! Stavo finalmente bene e lo sarei stata per tutta l’eternità.
    I nostri gesti erano lenti, accorti. Lui si muoveva con una delicatezza incredibile, come se volesse imprimersi nella testa che io ero lì, che non me ne sarei andata. Forse, ipotizzai, aveva ancora qualche problema a ficcarselo in quella zucca dura.
    «A che pensi?» mi domandò sorridendo.
    Alzai la testa verso di lui e lo guardai. «A che dovrei pensare?».
    Sospirò profondamente e mi strinse di più a sé. «Mi mancavano le tue domande... buffe».
    «Non dovevamo recuperare il tempo perso?» domandai.
    «E poi sono io che corro?» sogghignò divertito.
    Lasciai correre le braccia a circondargli il collo, sorridendo. Lui mi aiutò a tirarmi su, sulle punte.
    «Sei bassina, eh?» sorrise.
    «Scemo!» ringhiai.
    Rise. «Grazie».
    Io restai ammutolita, con gli occhi sgranati aggrappata a quella bella camicia che indossava. «Ringrazi?».
    «Sono educato, eh...» sorrise stringendomi per la vita. «Sto così bene... Restiamo così un altro po‘? Ti spiace?».
    Scossi il capo.
    All’improvviso lo sentii traballare e poi crollò in terra, tirandomi con sé.
    «Azrahel?» farfugliai subito appena mi ritrovai lì. «Stai bene?».
    Lui non riuscì a trattenere una risata divertita. «Non esagerare... Sto bene, piccola».
    Picchiai contro la sua spalla. «Sei un bastardo! Mi hai fatto prendere un colpo!».
    Lui continuava a ridere facendo ballare il petto, e me ovviamente che stavo lì sopra tra le sue braccia. «Tranquilla... Mi sono solo sdraiato a terra. Dov‘è il problema?» farfugliò.
    «Tieni il fiato sospeso... Ecco dov’è il problema, da quanto non bevi, eh?» ringhiai ancora.
    Lui mi arruffò i capelli e si tirò su a sedere, stringendomi ancora contro di sé. Ecco, ora eravamo seduti a terra, in bagno, accanto a un lavandino e ci abbracciavamo forte. «Non bevo da un po‘...» sospirò.
    «Sei impazzito?!» ringhiai. «Sei un vampiro!».
    «Ehi, basta...» continuò ad arruffarmi i cap...

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    Comments: 1 | Views: 30Last Post by: The Devil Clown ~ (16/9/2010, 21:57)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 26/8/2010, 00:16 by: NonnaGgggìQuote
    Capitolo Terzo»Parte Due»Back










    3.1»»Azrahel


    Ero pronto.
    Avevo accatastato tutti i miei bagagli accanto alla porta che dall’anticamera portava al corridoio. Guardai con tanta desolazione le scatole piene di libri e le valige stracolme di vestiti.
    Mi sedetti lì, a terra e poggiai la testa contro il muro.
    Afferrai da una scatola ancora aperta un piccolo foglio di carta spiegazzato ma poi lo riposi lì.
    Restai fermo lì a terra, con le gambe raggruppate al petto ad ascoltare i rumori della mia casa che viveva, della mia gente che stava ancora lavorano ai preparativi per la festa di Natale.
    Udii dei passi rimbombare per la tromba delle scale. Schioccai le dita e lasciai che la porta si aprisse prima ancora che qualcuno bussasse.
    «Azrahel?» farfugliò una voce femminile.
    Sospirai. «Selene, cos‘è? Tuo marito non è riuscito a fermarmi, ci provi tu?».
    Lei si sedette accanto a me. «Maestà...».
    «Lasciami stare, Selene...» mugugnai.
    Mi sorrise. «Non posso vederlo così triste».
    «Passerà. Sebastian è un tipo tosto... Anche abbastanza testardo a dire il vero...» le rivolsi uno strano sorriso. «Sta‘ tranquilla, ve la caverete. Appena me ne andrò, starà meglio... Lui non sopporta che io sia triste e sconsolato...».
    «Se solo voi voleste, potreste tornare da lei.» annuì. «Tra l‘altro Remy ha anche detto che lei è inconsolabile...».
    Sospirai facendo spallucce. «È andata così, Selene, e così andrà a finire...».
    «E voi rinuncereste a lei? Alla donna che amate...» domandò.
    «La amo, ma questo... Non basta, sai? Io sono solo, lo sarò sempre, non sono in grado di amare davvero, forse...» sospirai.
    «Ma cosa dite?! Siete stato qui a logorarvi per mesi, per non parlare di quando eravate di là... voi la amate, lo testimoniano tutti i poemi e i racconti che avete scritto...» fece per continuare ma le sorrisi.
    «Lasciami andare, Selene, per favore.» sorrisi.
    «Non posso. Non posso lasciarvelo fare.» replicò.
    Sorrisi. «Un altro paio di ore... Giusto perché a quest‘ora il portale è chiuso» annuii.
    Non disse nulla, scosse solo la testa e si alzò. «Non potete fargli questo, maestà....

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    Comments: 1 | Views: 33Last Post by: The Devil Clown ~ (29/8/2010, 09:10)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 21/8/2010, 17:08 by: NonnaGgggìQuote



    The Archangel









    Chapter Seven¾ Dinner Time



    "L'omicidio è sempre un errore: non si deve mai fare niente di cui non si possa poi parlare dopo cena".
    {Oscar Wilde}



    Alla cena mancava ancora parecchio.
    Mia madre, che stavolta avrebbe cucinato per noi ¾cosa assai rara¾, mi aveva protetto bellamente da un ulteriore incontro-scontro con mio padre.
    Ogni volta che lui si avvicinava, lei lo mandava a fare delle commissioni in giro per la tenuta o a controllare se il giardiniere aveva sistemato le siepi attorno alla piscina, gli aveva perfino organizzato un incontro di tennis con un suo amico.
    Alla fine mi intrufolai nella mia stanza. Ero stanco e avevo un gran bisogno di stendermi. Avevo viaggiato giorni, fermandomi sì e no un paio d'ore ogni volta per mangiare e per certi bisogni fisiologici.
    Era tutto come ricordavo: la stessa carta da parati arancione allucinante alle pareti, il parquet ebano lucido così come i mobili, il divano di pelle salmone dello stesso colore del copriletto. Quegli accostamenti agghiaccianti erano frutto di un parto duro da parte di mio padre: aveva passato la notte insonne a causa del chili della vecchia cuoca, quindi aveva sognato della carta da parati inguardabile e aveva deciso di cambiare gli assetti di tutte le stanze. A me era toccata quella in gradazioni d'arancio, mentre a Roxanne quella in rosa ¾effettivamente non era proprio rosa, andava dal magenta al fucsia intenso¾ e poi a Robert era capitata quella in verde, precisamente le pareti davano sul pino selvatico.
    Mia madre s'era opposta categoricamente al cambiamento di tappezzeria nella loro stanza, perché anche in quel caso ci sarebbe stata una degenerazione magari in blu ...

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    Comments: 0 | Views: 14Last Post by: NonnaGgggì (21/8/2010, 17:08)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 21/8/2010, 17:06 by: NonnaGgggìQuote



    The Archangel









    Chapter Six¾ Home sweet home



    "Non puoi mettere assieme una massa di uomini e aspettarti di ottenere un'organizzazione efficiente. Sarebbe come mettere un uomo, una donna e dei bambini in una casa e aspettarsi una famiglia felice".
    {Anonimo}



    Dopo quella famosa chiacchierata con Fox, avevo deciso di prendermi una pausa vera dal mio lavoro. Forse dovevo parlare con qualcuno di più vicino a me, anche se lui era come un fratello, avevo bisogno di parlare con un mio consanguineo.
    Con la mia auto ero arrivato in Texas dopo una lunga settimana di viaggio, mi ero perso un paio di volte, ma alla fine ero riuscito ad arrivare a Garland.
    Quello era l'unico luogo dove sapevo orientarmi.
    Garland era una bella città, non troppo grande, del resto conoscevo bene tutti i centoquarantotto chilometri quadrati della sua superficie.
    La mia famiglia viveva lì da generazioni e generazioni, dall'epoca della dominazione spagnola in Texas, cioè da secoli. Il mio antenato era nella stessa missione di René Robert Cavelier de La Salle, sulla nave La Belle.
    In una minuscola parte, pertanto, ero francese, ma davvero era solo un granellino di base azotata nel mio DNA.
    Comunque pare che il mio antenato dopo un certo periodo con l'esploratore La Salle, avesse deciso di allontanarsi e prendere un pezzo di terra, guadagnato col sudore sulla nave. Ed ecco qui che aveva comprato un grosso appezzamento poco fuori dall'attuale Garland.
    A poco a poco quel pezzo di terra crebbe una sontuosa villa e i successori di quell'uomo acquistarono altri pezzi di terra dove piantarono aranci e ulivi, vitigni e qualunque altra cosa. I possedimenti della mia famiglia crescevano esponenzialmente ogni giorno di più e nel giro di pochi anni, più o meno, avevamo un albergo di nostra proprietà a Houston e una azienda tessile che esportava i capi addirittura in Europa. Pertanto era per questo che ora avevamo una serie enorme di case casette e casettine ovunque.
    Mio padre era un tipo molto autoritario, nato e cresciuto, come tutti gli uomini della fam...

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    Comments: 0 | Views: 20Last Post by: NonnaGgggì (21/8/2010, 17:06)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 20/8/2010, 18:11 by: NonnaGgggìQuote


    The Archangel









    Chapter Five¾ Sex is terrifying



    "Il sesso è tutto nella testa. Battiti del polso e secrezioni non hanno niente a che fare col sesso. È per questo che tutti i best-seller sul sesso non valgono un cazzo. Insegnano alla gente a scopare con i genitali, non con la testa.".
    {Erica Jong}



    La prima settimana in Canada, passò tranquillamente.
    Per fare contento Fox, avevo cominciato a ponderare l'idea malsana di uscire con quella ragazza, Bobby.
    Però per una cosa o per un'altra, fortunatamente, o sfortunatamente, la cosa era stata rimandata parecchie volte.
    Fox aveva invitato, quella sera, la sua ragazza a cena, io sarei stato il terzo in comodo, come al solito.
    Per due giorni dalla sua stanza provenivano strani rumori, mugolii bassi, e la ringhiera del letto, le molle del materasso, tutto scricchiolava, pertanto potei evincere che non stavano prendendo accordi prematrimoniali, anzi.
    Però la mattina non la vedevo fare colazione con noi, quindi doveva o svegliarsi presto o dormire fino a tardi, oppure la terza opzione era, che lei se ne tornava a casa ogni notte.
    Insomma, quella sera, mi dovetti pure vestire in un modo decente, infilai una delle camicie nuove, quella nera, col colletto alla coreana e un paio di pantaloni. Scelsi le sneakers scure, e mi infilai anche la giacca, quella col revers in maglia.
    Verso le cinque e mezza, vidi Fox con la valigia e il cappotto.
    Lo guardai con un sopracciglio arricciato, ma non dissi niente. Fu lui a rispondermi. «Io e Jen abbiamo vinto un soggiorno al Four Season di New York...».
    «Quindi non dovrò sentirvi trombare? Oh Finalmente!» ne fui molto sollevato. «Vado a cambiarmi, divertiti, darò l'acqua alle piante...».
    «Guarda che stasera ti farà compagnia Bobby. Ho prenotato in un ristorantino qui vicino, è buono.» sorrise e mi lasciò un bigliettino con l'indirizzo del ristorante.
    «Tu... maledetto canadese di merda!» ringhiai.
    Recuperò un ombrello. «Non toccare le mie macchine, guarda che se no non riuscirai a camminare più sulle tue gambine.» minacciò.
    ...

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    Comments: 0 | Views: 18Last Post by: NonnaGgggì (20/8/2010, 18:11)
     

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    view post Posted on 20/8/2010, 18:07 by: NonnaGgggìQuote

    The Archangel









    Chapter Four¾ Chalk and cheese



    "Nel crimine, come nella virtu', ci sono dei gradi".
    {Jean Baptiste Racine}



    Parlammo per un bel po', come ai vecchi tempi. Ricordammo i giorni andati, non ci vedevamo da più di un anno. Ridemmo parecchio, quasi con le lacrime agli occhi.
    Mi chiese se mi ricordassi come ci fossimo conosciuti, o meno.
    Era stato più o meno otto anni prima, vagavo per Montréal con la mia fida mappa stradale e, ad un certo punto, dopo aver svoltato a destra, facendo di tutto per orientarmi, tentando di imprimermi nella mente almeno un palazzo o un monumento, subito dopo la curva, mi scontrai contro questo ragazzino, diciassette anni.
    Lo guardai negli occhi, era alto quanto me, e aveva una gran faccia da schiaffi.
    Lo riconobbi subito. Era il mio obiettivo! Io dovevo uccidere quel ragazzino!
    Chinò la testa di lato ¾quel momento non lo scorderò mai¾ e azzardò un largo sorriso. Mi porse la mano e mi disse che sapeva che dovevo ucciderlo.
    Restai spiazzato. Mai, nel primo anno di lavoro ¾effettivamente non è più successo da allora¾ nessuno s'era mai trovato a dirmi una cosa del genere. Il ragazzino mi diede una pacca sulla spalla e disse che non era lì che dovevo trovarlo, ma in un magazzino. Poi, scherzando, aggiunse che io ero stato fortunato, ma anche lui, finalmente aveva trovato un modo per morire.
    Mi paralizzai davanti a lui. Bofonchiai parole sconnesse, come se non capissi cosa intendesse. Con la sua mano sulla spalla, mi mostrò dove avrebbe voluto morire. Era solo un ragazzino, e aveva già ben chiaro dove voleva finire la sua vita. Salimmo su un autobus, conversava con me come se fossimo vecchi amici, scherzando sul fatto c...

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    Comments: 0 | Views: 19Last Post by: NonnaGgggì (20/8/2010, 18:07)
     

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    view post Posted on 20/8/2010, 17:33 by: NonnaGgggìQuote


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    Chapter Three ¾ It's only a storm in a teacup



    "La società... prepara i crimini; i criminali sono solo gli strumenti necessari per eseguirli.".
    {Lambert Adolphe Jacques Quetelet}



    Dopo aver dormito a Chicago, la mattina successiva, decisi di partire.
    Percorsi la East Adams Street per trecentocinquantadue, in direzione di South Michigan Avenue, poi svoltai a sinistra su South State Street e, dopo, cinquecentoventotto yarde, svoltai a destra e percorsi nuovamente un terzo di miglio, sulla West Congress Parkway. Proseguii sulla West I-290, e poi presi l'uscita I-94/I-90/Ryan Expy verso l'Indiana.
    Entrai sulla East I-90/I-94 e continuai a seguire sulla I-90, che poi era una strada a pedonaggio parziale, quindi ci impiegai fin troppo tempo a percorrere quelle trentaquattro miglia e mezzo, ma poi entrai in Indiana.
    Presi poi l'uscita 21 per immettermi sulla I-94 in direzione Detroit, anche quella era una strada a pedonaggio parziale, e se mi ero lamentato per la I-90, ora che dovevo fare? Darmi alle bestemmie?! Dovevo percorrere centotrentanove miglia, e ci impiegai all'incirca un'ora per entrare in Michigan.
    Svoltai verso l'uscita 108, per la bretella della I-69 dove si univa con la I-94 verso Lansing. Mantenendo la sinistra al bivio, che mi avrebbe dirottato verso Fort Wayne, seguii le indicazioni per la I-69 e mi ritrovai sulla North I-69.
    Dopo circa trentacinque miglia mi ritrovai a prendere l'uscita per la North I-69/West I-96 verso Grand Rapids e Lansing, ma seguii per Lansing, finché, dopo centoventiquattro miglia, mi ritrovai a inforcare la novantunesima uscita, per imboccare la North I-69, verso Flint.
    Mi fermai. Ero arrivato in Canada, ma visto che erano più o meno sette ore che non vedevo un bagno, dovevo rispondere ai miei bisogni fisiologici. Mi nascosi dietro a una sequoia e diedi libero sfogo alla mia povera vescica.
    Proseguii sulla King's Highway 402. Come tutte le strade a lunga percorrenza, era anche questa a pedonaggio parziale. Percorsi le sessantaquattro miglia e mezzo, in u...

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    Comments: 0 | Views: 20Last Post by: NonnaGgggì (20/8/2010, 17:33)
     

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    view post Posted on 20/8/2010, 16:23 by: NonnaGgggìQuote

    =Settimo Capitolo=




    Leen e Sam erano andati via, o per lo meno erano lontani, ma fondamentalmente non mi importava.
    Appena uscimmo fuori io vidi chiaramente una Aston Martin nera identica a quella di Glenn.
    Mentre ci avvicinavamo al parcheggio vidi qualcuno scendere dall’auto: era lui. Aveva una maglietta grigia, un paio di pantaloni neri sgualciti e la barba lunga. Non somigliava nemmeno al Glenn che conoscevo.
    I miei genitori si fermarono proprio vicino alla sua auto.
    Pensai fosse lì solo per lavorare, però lui galoppò minaccioso verso di me. «Grazie per avermi avvertito, Butch...» prima sorrise a mio padre e poi si accovacciò davanti a me, aggrappandosi con le mani ai braccioli della sedia. «Ti porto a casa, che dici?».
    Guardai altrove e mi ricordai in quel momento di quanto fossi incazzato quando ero stato aggredito. «Pensa ai tuoi genitori e alla tua promozione!» sibilai a mezza bocca.
    Lui mi sorrise col suo solito sorrisetto ipocrita. «Ci penso, tranquillo».
    «E allora vattene!» urlai, la mia voce si era alzata di due ottave sopra la norma.
    Non si smosse, restò lì a guardarmi coi suoi occhi di quel colore così strano. Mi parve avesse delle occhiaie profonde e fosse più pallido del solito. «Dai, non fare il bambino...».
    Lo guardai ancora più male. «Papà, portami a casa!».
    Glenn ridacchiò. «Ti devo accompagnare per forza io, i tuoi hanno in macchina Sam e Leen...» mugugnò alzandosi in piedi.
    Arricciai il naso schifato. «No. Prenderò l‘autobus!».
    Non batté ciglio, si chinò verso di me, mi circondò le spalle con un braccio e mi passò l’altro sotto le gambe, mi ritrovai in braccio a lui, immobilizzato contro il suo petto. «Che dice, Butch? Mi apre la portiera?».
    Capii allora che mio padre era un suo complice, quando aprì lo sportello e io mi ritrovai sui sedili di pelle grigia dell’Aston Martin. Voltagabbana che non era altro!
    Glenn si chinò e mi sistemò il sedile in modo che la posizione non pesasse sulla ferita al basso ventre, e poi mi allacciò la cintura di sicurezza. «Sta‘ buono qui, ora».
    Provai a scendere ma fu inutile: ero troppo debole per qualunque cosa. Cercai di slacciare la fibbia della cintura e di uscire dall’auto, ma perfino le dita mi tremavano. Me le rimirai e capii in quel momento che erano tutte ferite, le unghie, tutte e dieci le unghie erano spezzate
    «Sta‘ fermo, dai...» mormorò mentre caricava un borsone che non avevo con me in ospedale sul sedile dietro «Ti fai male così, lo sai?».
    Lo ignorai e basta, cercai ancora di uscire, ma non feci in tempo. Lo sportello dal lato del guidatore si aprì.
    Prima di sedersi indugiò un momento fuori, stava parlando di ...

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    Comments: 4 | Views: 45Last Post by: Angeneko (18/3/2011, 22:16)
     

    B_NORM    
    view post Posted on 19/8/2010, 16:40 by: NonnaGgggìQuote
    bah sempre perché sono in fase di stallo creativo posto questo capitolo v__v


    =Sesto Capitolo=




    Sbattei le palpebre e mi ritrovai a guardare un soffitto bianco.
    Non c’era nessuno accanto a me, era tutto bianco e vuoto. Sentivo un rumore tartassante nelle orecchie che sembrava voler farle sanguinare.
    Guardai le mie mani, piene di tagli, abrasioni e con le unghie tutte spezzate.
    Non c’erano fiori, non c’era niente. Era una normale stanza d’ospedale, e probabilmente c’era qualcun altro lì con me, ma non nelle immediate vicinanze del mio letto.
    La porta di vetro, a scrigno, si aprì stridendo piano. Il rumore dei macchinari non mi parve tanto male per un minuto, non m’aveva ancora graffiato i timpani a quel modo.
    «Oh, finalmente! Ci hai fatto stare in pensiero!» cercai di mettere a fuoco chi stava parlando. «I tuoi sono... Andati a prendere un caffè».
    Strinsi le palpebre per mettere bene a fuoco: era Leen. Aprii la bocca come a voler gridare ma ne uscì appena un gemito. «Dove... Dove...» mi faceva male la gola, faticavo a respirare e a parlare.
    «Sta’ buono...» sorrise. «Per poco non ti sgozzavano... Hai perso davvero molto sangue...».
    «Glenn?» farfugliai con la bocca impastata di sangue.
    «Mh...» scosse la testa. «Sta lavorando».
    «Ferie?» questo me lo ricordavo.
    «Nadir, è passata più di una settimana...» sussurrò.
    Sgranai gli occhi. «Ngh?».
    «Beh, eri molto grave. Sei stato qui in ospedale... Eri davvero grave...» farfugliò.
    Mio fratello Sam entrò di fretta, ma io lo ignorai. Era omofobico e particolarmente rozzo.
    «Lui... Sta bene?» domandai.
    «Ma che razza di....» ringhiò Sam. «Cazzo lui non è venuto qui nemmeno un minuto e tu sei qui che chiedi come stia?! Ma come diavolo puoi....».
    Sorrisi. «Verrà».
    «Fatti i cazzi tuoi Sam!» brontolò Leen stringendomi la mano. Erano stati insieme per un certo periodo, ma poi avevano litigato poiché lui era dannatamente scorbutico e antico, non sopportava di avere un fratello gay.
    Non aggiunse altro.
    «Quando... Quando posso uscire? Io voglio andare a casa...» sorrisi. Mi faceva male tutto anche la faccia.
    «Mh... Quando starai meglio suppongo. Ti sei appena risvegliato.» fece spallucce.
    Arricciai il naso. «Che vuol dire... risvegliato?».
    Scosse il capo. «Non ricordi niente? Nemmeno la nostra scorsa chiacchierata? Probabilmente eri sotto tutti quei sedativi... E poi l‘anestesia... Le operazioni...» mugugnò.
    «Mi hanno anche operato? Mh... Mi odierà...» sospirai.
    Sam mi guardò malissimo. «Chi, Glenn?» ruggì. «Io lo ammazzerei, dice tanto di amarti e poi non s’è mai fatto vedere. Perché dovrebbe odiarti?».
    «Ha passato da so...

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    Comments: 2 | Views: 26Last Post by: Asia191 (28/8/2010, 21:58)
     

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